Nella musica pop, nella quale l’incompetenza è rilevante quanto la competenza, ciascun attore ha responsabilità chiare e molto limitate. Il tipico trio di due chitarre e chitarra basso ha spesso il compito di suonare tre parti che sarebbero agevolmente praticabili da un solo esecutore abbastanza competente. La differenza evidente è che il suono prodotto da tre persone che tentano di stare a tempo e a tono, può possedere qualità inarrivabili.

Nella tecnica di composizione consueta, dal punto di vista accademico, la mancanza di puntualità è considerata difettosa: nel pop è condizione privilegiata e specialità di carattere. L’esercizio di democrazia attuale che un gruppo di musicisti può compiere, nello stesso tempo e nello stesso luogo, può essere una formidabile azione di esempio per la definizione di una vitalità motivazionale. Difficile compito di un produttore è spesso tenere in equilibrio queste eccezionali condizioni, sfuggenti e pericolose.

Per comprendere il senso delle qualità intrinseche al pop abbiamo molti dischi. Con tale termine vogliamo intendere la derivazione semplificata dalle musiche nero-americane, totalmente extra accademiche, operata da discografici immersi in modo appropriato nella cultura di cui si nutrivano, insieme a giovani ed energici rappresentanti della marginalità bianca. Questi dischi sono il frutto di una operazione editoriale, congegnata da discografici, sostenuta dal pubblico per poter durare nel tempo.

La genesi della musica pop come la conosciamo è una operazione commerciale, nel senso di essere fondata principalmente dal gusto del pubblico, al quale i produttori si conformano, a seguire le mode del momento. Nondimeno fra tali produttori distinguiamo: la formidabile attitudine di Ahmet Ertegun non è quella di Chris Blackwell, quella di Berry Gordy ancora non è quella di Tommi Mottola. Pure, gli appassionati inconsapevoli ricordano Sam Phillips molto meglio di Jim Stewart.