Archiviazioni mensili: Gennaio 2008

David Toop è una speciale forma di intelligenza. La sua influenza sottile sulla percezione degli influssi musicali davvero contemporanei è difficilmente misurabile e paragonabile. Autore di testi fondamentali per l’ascolto e la comprensione delle attitudini che danno la forma principale alle scuole d’espressione disponibili, è stato capace di definire una struttura compositiva attuale, lucida e utile.

Il compositore contemporaneo è autorizzato a prescindere da ogni affiliazione, scuola, tradizione. La condizione in questo modo emancipata in cui egli viene a trovarsi rende difficile, quando non impossibile, l’orientamento stilistico, ideologico dell’ascoltatore. Ergo, la figura del curatore, del commentatore ed illustratore della cangiante realtà sonora, diviene essa stessa una figura ricreativa, determinante, una normale figura di (ri)compositore.

La disposizione tecnologica in cui ci troviamo, ugualmente, implica ed in qualche modo esige pure una chiara consapevolezza delle necessità di continuo riconfezionamento dei dati musicali, della cellule compositive riconfigurabili che compongono il nostro orizzonte sonoro. Questa tecnologia fluida ed estesa trascende ora nuovamente i limiti definiti della discografia.

Improvvisamente siamo ricapitati in quel marasma sonoro e fertile in cui ogni compositore si trova da quando l’organizzazione del suono è una necessità. A trascendere le categorie mercantili, destinate allo sbando a causa del fallimento del mercato, una nuova forza sonora si realizza. Gli ascoltatori qualificati, siano essi professionali o confessionali, gli editor del futuro, sono dei ricompositori, su cui grava la responsabilità della memoria e della promessa.

A recognisable characteristic of mastery:
everything is meaningful;
alternatively expressed, nothing is arbitrary.

Le relazioni naturali fra musica ed architettura non sono solo quelle intrinseche ai luoghi di produzione vera e propria. Particolari statement concettuali e politici prendono corpo in una e nell’altra forma, talvolta di concerto. L’apertura all’ascolto, alla percezione delle cose come sono e non come le desideriamo, è la grande caratteristica che distingue alcune delle produzioni musicali più recenti, come noi qui spesso consideriamo.

Anche nell’architettura di Toyo Ito ci sono implicazioni sonore notevoli e rilevanti. Questo particolare edificio è dedicato alla notte, chè esso vive di luce artificiale proiettata all’interno da una miriade di riflettori controllati dai flussi naturali e dai transiti umani. In questo disco, ugualmente, non ci sono tastiere e altri dispositivi controllati a mano, la tecnica di produzione è basata, alla stessa maniera, sugli influssi ambientali.

Forse, interrotta la relazione con la fonte di inspirazione, questo disco non possiede una forza espressiva sufficiente, un po’ come accade per esempio a qualunque relazione fotografica, ma ugualmente il tentativo dei due protagonisti possiede una qualità rara. Probabilmente tra i musicisti che consideriamo qui protagonisti dell’arte ambientale non è ancora emerso un vero e proprio genio. Questo è un tratto che considero assolutamente rilevante in tale speciale dominio: l’artista anonimo, al servizio di una percezione allargata senza l’affermazione della propria personalità, francamente, è il mio vero eroe. 

Certo, non è facile stabilire quale sia la qualità necessaria ad un evento affinchè esso possa essere definito musicale: qui noi investighiamo alcune sfumature di questa qualità, che poche caratteristiche arbitrarie possiede. Non si tratta solo di vocabolario, l’estensione del quale non garantisce alcuna peculiarità, non si tratta di questioni tecniche che qualunque idiota può assumere. La qualità musicale di cui abbiamo bisogno è la stessa che realizza l’umanità: pulizia, candore, innocenza.

Poggiare su una tradizione è una disposizione comprensibile. Immaginare un qualunque linguaggio innovativo è una impresa molto azzardata, in cui non si trova molto appoggio: sono necessari una assoluta purezza di intenti, trasparenza e serendipità. Nessuno degli autori presenti in questa antologia si pone come obbiettivo l’esercizio della volontà, si dispongono tutti all’incrocio delle strade note con quelle ignote, ad osservare il paesaggio.

Le componenti sonore del paesaggio, insieme a quelle soniche, sono l’oggetto di osservazione in questa bottega. Qui abbiamo raccolto alcune mappe disegnate dai più avventurosi esploratori, insieme a commenti, aggiunte, didascalie e continuazioni. In questo speciale oggetto, raccolto e curato da David Toop, a suo tempo responsabile di un formidabile catalogo sul quale cercare esempi pratici, sono raccolti alcuni di questi visionari. La disciplina del paesaggio sonoro, oltre a misurare e definire il mondo come lo conosciamo, intende investigare su quello che il mondo potrebbe apparirci, se avessimo le orecchie bene aperte.