When a resonance arises among accidents, perception and conceptualization we can place the process of our morphodynamical maps of reality, we realize a competence gain: we acquire a meaning, a comprehension.
Giancarlo Toniutti Space as a cultural substratum in Site of Sound: of architecture and the ear
La comprensione, il rendere proprio lo spazio in cui ci troviamo, l’assimilarlo, l’accettarlo, è spesso una esperienza acustica. Se il suono è il movimento interno di uno spazio possiamo anche intenderlo come modo semplificato di percezione. Questo significa che solo il movimento udibile di uno spazio può ottenere un significato, e che solo ciò che è udibile può darci una indicazione completa della natura di quello spazio.
La dimensione naturale di uno spazio è spesso profondamente terrestre, in opposizione a suoni di natura più celeste. In una realtà sfaccettata intuire maggiormente gli uni o gli altri è spesso una questione di disposizione mirata, di scelta inconsapevole. Perchè essi sono presenti simultaneamente in grande quantità, in un tessuto sonoro multidimensionale.
Qui il suono principale è quello del suolo, membrana vibrante su dimensione colossale che contiene le armoniche più profonde che l’orecchio umano possa intendere, insieme a vibrazioni che sono avvertite con altri sensi, e pare si intenda staccarsi molto poco dalla ricchezza di questo amatissimo suolo. Terre Thaemlitz crede profondamente nella dimensione sonora della crosta del paesaggio, nella sua qualità di interfaccia tra la natura profondamente terrestre e quella più elevata. Il suo umanesimo consiste della coltivazione dell’energia che si svolge tra le due, a partire dal basso.
Ed è un suono ricco, raffinatissimo dal quale ci lasciamo avvolgere, in una musicalità estrema, eterea, da cui possiamo farci orientare nella nostra ricerca di una posizione crepuscolare, confortevole ed emozionante, adatta alla cultura umana.


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