Un’impresa indicare quanti oggetti innovativi contiene questo disco, dal punto di vista politico, etico, morale, perfino musicale. Uscito nell’ultimo periodo in cui è esistita una qualunque industria musicale degna di questo nome, in cui cioè il valore musicale fosse un valore che potesse distinguerla da una industria qualunque, nondimeno le indicazioni sulla vanità dell’intrattenimento e sulla fragilità dello spettacolo contenute qui sono da manuale.

Da una robusta tradizione Rock, se mai ce ne sia stata una, con una sezione ritmica all’oscuro di nulla che sia rilevante in questa particolare dimensione, emerge la sincretica, scintillante forma sonora all’altezza della quale è facile vivere.

Robert Fripp afferma qui un modo di suonare la chitarra che non esisteva prima di lui, l’interlacciamento tipico di questa forma è realizzato da un Adrian Belew che non riusciamo più a trovare in nessun posto e da quel Tony Levin a cui molta della genìa pop dell’epoca deve molto. Se Steve Reich avesse velleità popolari, questa sarebbe la formazione da scegliere, ma queste composizioni si reggono in un contesto popolare di cui vorremmo davvero essere parte.

Un Commento

  1. olgy, you make me me sob ( pleasure for )


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