Là, tout n’est qu’ordre et beauté, Luxe, calme et volupté. — Charles Baudelaire

Niente affatto astratto, questo lavoro è in realtà molto fedele al suo titolo, terrestre e materiale. Un disco amato e conosciuto e probabilmente pochissimo compreso. Non naturalistico ma onirico nel senso di incosciente radicamento nell’esistente, benchè privo di una qualunque memoria consapevole. Registrato tra New York, Ontario e Londra al volgere di un decennio in quello successivo, in compagnia delle menti migliori disponibili, questa raccolta di cartoline di un epoca non ancora pienamente vissuta, non ha niente o quasi a che spartire con l’opera degli innumerevoli oziosi che ha inspirato.

Radicalmente differente dalla reverié associata alla magica parola, inaugura la progettazione di un mondo differente, di un ambiente in cui finalmente poter vivere in modo autentico. Da me lungamente atteso, informato da mille anticipazioni inattendibili, riuscì dove i lavori precedenti, leggermente imprecisi e indecisi, mi avevano solo illuso. Rimarchevoli la lucidità progettuale fondata su un’economia di mezzi da manuale, sulla ridigestione di generi per la costruzione di un nuovo genere, destabilizzante e ameno, la perizia virtuosistica futurista, la sensazione generale di un’opera immensa anche quando gli eventi sono solo indistinguibili variazioni. Me ne nutro ancora, infilato com’è in qualunque archivio io mi trovi a rovistare.

Un Commento

  1. brina one….

    one brain
    iron bean


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  1. [...] preparato di Michael Brook in quegli anni, la sua lunga esperienza con Jon Hassell, ma anche con Brian Eno, gli avevano già fornito l’orecchio, il cuore, e pure la dotazione tecnologica sufficiente [...]

  2. [...] rappresentazione in studio, dovuta probabilmente più alla pubblicazione di Apollo che a quella di On Land, diede origine ad una generazione intera di sperimentatori, che evidentemente si misero [...]

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