La vita di un grande compositore di successo, appartenga egli ad una qualsiasi tradizione, può essere schiacciata dalle aspettative, dalle certezze che gli vengono richieste dal suo pubblico di affezionati. L’opera focale, quella che come tale viene intesa dal pubblico, può facilmente diventare una gabbia, un comodo rifugio in cui privarsi della libertà di evolvere, di indagare, di imparare. Ma non è certo questo il caso di quest’uomo, che mentre si teneva impegnato nella ridefinizione delle tecnologie del suo strumento e nel progetto di gruppi di lavoro e di studio tesi alla ricomposizione dei ruoli tecnici, artistici e sociali, è riuscito a trasmetterci una visione completa, precisa e non arbitraria su quello che il mondo contemporaneo potrebbe essere. Compito dei maestri è dare l’esempio, quando possiedono le chiavi delle tecnologie dell’esistenza, quando conoscono a fondo i moti interni degli esseri umani organizzati in comunità e quando intendono partecipare all’umanità: l’esempio che quest’opera in sé può dare riguarda forse solo quella parte di umanità che intende abitare il pianeta in modo degno e solidale, quella che vuole vedere coincidere la naturale aspirazione individuale alla libertà dalle costrizioni con il senso profondissimo e totale del servizio.

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