Spazio e tempo sono completamente interrelati, tant’è vero che negli spazi ampi il tempo scorre molto più lentamente. Una spazio aperto muta ogni definizione: nella mia esperienza il moto è essenzialmente acustico, si svolge cioè come una vibrazione sonora. Al rallentare della frequenza, per esempio, corrisponde un espansione dell’ampiezza dinamica.
Gli ampi spazi impediscono quelle rifrazioni acustiche che caratterizzano i nostri usuali habitat, che sono i nostri modelli di misurazione di un tempo, reso attuale dall’abitudine, cui ci riferiamo. Quando lo spazio si amplia, anche semplicemente salendo ai piani superiori di un edificio, oppure su una terrazza, il nostro corpo si rilassa soprattutto perchè saltano le coordinate temporali.
Il tempo infatti è soprattutto una costrizione: siamo molto legati ad un certo andamento, qualunque variazione è fastidiosa e scomoda. Rallentare, spesso, è ancora più difficile che accelerare. Ogni ampliamento dello spazio, rispetto all’usuale, comunque, implica difficoltà sottovalutate. Al migliorare della sensazione di ariosità e libertà di movimento corrisponde di converso, per esempio, l’incapacità di star fermi.











